INTERVISTA DEL MESE
Una giovane promessa del nostro istituto,
intervista a Gabriele Nicolardi
Ciao Gabriele, vuoi raccontarci qualcosa su di te e sulle iniziative musicali a cui hai recentemente partecipato e che ti hanno particolarmente coinvolto?
In quest’ultimo periodo ho partecipato a diversi concerti e concorsi. Nell’ ordine al concorso nazionale “P. Egidi” a Viterbo in cui ho vinto il primo premio assoluto e la borsa di studio per “la miglior esecuzione tra i 100/100” durante il concerto di Gala. In seguito ho tenuto il mio primo concerto solistico alla chiesa di Valenza, con un programma che ha spaziato da Bach a Prokovieff. La successiva tappa é stata il concorso pianistico internazionale “San Donà di Piave” (VE) in cui ho ricevuto il primo premio con 97/100. Per concludere, a inizio Giugno sono stato invitato ad esibirmi al concerto dei cameristi dell’OgiReum (Orchestra Giovanile Regionale Umbra) ma come solista.
Cosa ti ha emozionato maggiormente dell' ultimo importante concorso pianistico di cui sei risultato vincitore?
Ciò che mi ha emozionato di più è avere, in più occasioni, la conferma concreta che tutti gli sforzi e sacrifici fatti in questi mesi mi sono stati ripagati con grandi soddisfazioni La tradizione pianistica europea è costruita senza dubbio su un sottile e costante dialogo tra disciplina ed immaginazione.
Come vivi in questo momento il tuo personale rapporto con l' interpretazione?
Il mio rapporto con l’interpretazione é sia scientifico che empirico. Ogni suono non é solo dato dalle emozioni e dal momento, ma principalmente da ragionamenti stilistici, armonici, melodici, ritmici… parte fondamentale di tutto il percorso verso l’interpretazione è la costante prova del singolo passaggio, suonando sempre come é nella testa. Infine io mi registro come conferma che quello che ho in mente sia messo effettivamente in pratica. In sostanza si lascia poco spazio all’improvvisazione durante lo studio, ma sul palco è tutto diverso.
Ho saputo della tua recente ammissione accademica presso il conservatorio Morlacchi di Perugia, nella cui graduatoria sei risultato primo. Data la tua giovane età, mi piacerebbe che ci raccontassi in che modo riesci a conciliare il rigore dello studio quotidiano con la libertà espressiva richiesta dall'interpretazione.
É parecchio difficile riuscire a conciliare lo studio delle materie liceali con il pianoforte, ma non impossibile! Bisogna semplicemente comprendere ed accettare che bisogna fare delle scelte e parecchi sacrifici nella vita. É molto importante la determinazione, senza di essa probabilmente avrei lasciato tutto. Una gran fortuna che ho é quella di essere nato in una famiglia che mi lascia molto libero di come gestire scuola e pianoforte.
Da Mozart a Chopin, ogni compositore propone una diversa idea di bellezza musicale. Quale autore del tuo repertorio personale senti più vicino alla tua sensibilità e perché?
Sinceramente non ho una risposta precisa; Essendo in crescita i miei gusti cambiano nel tempo. Qualche anno fa avrei detto Mozart, al momento sono indeciso tra Bach e Beethoven. Anche se sono autori completamente diversi, hanno in comune la grande struttura sempre chiara in mente, nulla é dato al caso. E in questa caratteristica io mi ci ritrovo. Quando studio un nuovo brano faccio un brevissima analisi delle principali parti e mai come nelle composizioni di Bach e Beethoven trovo una tale perfezione nella forma.
I concorsi premiano spesso precisione tecnica e maturità interpretativa. Cosa ritieni che una giuria debba riconoscere in un giovane musicista oltre all'esecuzione tecnica impeccabile?
Secondo me, quello che dovrebbe colpire di più in una giuria, é la musicalità. L'impressione che un musicista deve dare a un pubblico o una giuria deve essere “quanto é musicale questo ragazzo”, non “che mostro di tecnica!”. Sono convinto che la tecnica debba essere al servizio della musica e non il contrario. Bisogna render bella la musica, non se stessi!
Se dovessi lasciare un messaggio ai ragazzi che iniziano oggi il loro percorso musicale, quale sarebbe la lezione più importante che hai imparato attraverso lo studio, il palco e le competizioni?
La lezione più importante che la musica mi ha insegnato é sicuramente la disciplina é la completa dedizione ad una singola attività. Il consiglio che ho imparato con la mia esperienza é di approfondire al massimo ciò che ci piace. Questo perché, conoscendo molto bene un settore, si riescono a fare bei collegamenti con altre discipline. Tra l’altro, con la musica nello specifico, ciò é confermato da innumerevoli studi scientifici che spiegano il beneficio che studiare uno strumento musicale da giovane aiuti a creare nuove connessioni neuronali. Il mio messaggio, di conseguenza, è rivolto a tutti coloro che iniziano un percorso specifico, non solo a coloro che aspirano a diventare musicisti.
Ti ringrazio Gabriele, tutti noi ti auguriamo un grande "in bocca al lupo" per il tuo percorso studentesco e musicale!

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